
Oggi celebriamo la Solennità di San Giuseppe, sposo di Maria Vergine, e padre legale di Gesù. È una figura bella ed enigmatica nel testo evangelico. Non dice una parola, ma agisce in modo importante, proteggendo madre e figlio, ma in fondo permettendo a Gesù di nascere “sotto la legge”, come figlio di Davide.
Mi piace però anche riflettere sulla figura di Giuseppe. Non è il protagonista. Non è mai la figura centrale, ma sempre il “miglior attore non protagonista” (best supporting actor). È il custode di un sogno, il custode di un annuncio. Colui che con la sua presenza crea lo spazio che permette a Dio di agire.
La Chiesa lo invoca come patrono universale suo, che è più che appropriato. Magari fosse sempre più modello del nostro agire come Chiesa, di noi cristiani, ed in particolare di noi chiamati al ministero sacerdotale. Di capire che siamo chiamati non a fare i protagonisti, ma a creare spazi, spazi che permettono a Dio di entrare e di agire.
E come Giuseppe, di cogliere con gratitudine quel privilegio di assistere all’azione di Dio, spesso nel silenzio, negli angoli nascosti, lontano dal frastuono che cerca il mondo, pieno di persone che vogliono mettersi al centro, in mostra, con tutto che gli gira intorno.