Sodoma: lo straniero in casa (Gen 19,1-26)

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La distruzione di Sodoma nella Haggadah Dorata [Immagine: © British Library]
Alcuni brani della Bibbia sono più difficili da leggere: scritti in un contesto culturale molto diverso dal nostro, con elementi che per noi (giustamente) sono inaccettabili. Ciononostante, a fine lettura liturgica, comunque diciamo Parola di Dio. Spesso e volentieri, se lasciamo che il brano parli a noi, se lasciamo che emergere il suo messaggio attraverso linguaggi spesso ostici, ci rendiamo conto che anche dei brani duri da digerire, hanno un messaggio forte dell’ispirazione divina.

La distruzione di Sodoma, in Genesi 19, è tra questi.

Nell’immaginario biblico, le città di Sodoma e Gomorra sono citate diverse volte nella letteratura profetica come città simbolo di malvagità (Isaia 1,9-10. 3,9. 13,19; Geremia 23,24. 49,18. 50,40; Ezechiele 16,46-56; Amos 4,11; Sofonia 2,9), immagine ripresa nel Nuovo Testamento. Ma forse il peccato di Sodoma, se andiamo a rileggere il brano, e diverso di quello che immaginiamo. Anche i brani profetici, difatti, indirizzando simbolicamente Sodoma e Gomorra parlano di ingiustizia e oppressione (e.g. Isaia 1, 10-17).

Vorrei fermarmi oggi sul racconto di Lot e i messi di Dio a Sodoma, e della sua distruzione nella Genesi. Prima d’altro, come d’abitudine, vi invito a leggere il brano di oggi – Genesi 19, 1-26 [qui su Bibbiaedu.it]. Bene anche ricordare alcuni indicazione pratiche su come pregare, specialmente per chi è nuovo al blog.

 

Lectio

Prima di entrare nel brano stesso, da notare che questo racconto di Genesi 19 è il terzo quadro di un trittico di racconti che sono molto collegati l’uno con l’altro:

  1. Abramo accoglie i tre stranieri alla Quercia di Mamre, e riceve la promessa della nascita di suo figlio Isacco (Genesi 18, 1-15).
  2. Il Signore (uno dei tre stranieri) rivela ad Abramo la distruzione di Sodoma, ed Abramo intercede per la città (Genesi 18, 16-33)
  3. I due messi del Signore arrivano a Sodoma, sono accolti da Lot, etc. (Genesi 19,1-26)

Sotto molti aspetti, il racconto di Sodoma rispecchia, in negativo, quello alla Quercia di Mamre. L’accoglienza da parte di Abramo porta benedizione, la malvagità e non-accoglienza del popolo di Sodoma porta alla distruzione.

Il racconto si può dividere in diverse scene:

  1. L’accoglienza. I due messi divini arrivo a Sodoma e sono accolti da Lot (vv. 1-3)
  2. L’abuso tentato. Gli uomini di Sodoma tentano di abusare i due messi (vv. 4-11)
  3. La fuga. I due messi tentano di convincere Lot a fuggire con tutta la famiglia (vv. 12-14), poi portano Lot e i suoi fuori da Sodoma (vv. 15-17); Lot si rifugia a Soar (vv. 18-23)
  4. La distruzione. Sodoma e Gomorra vengono distrutte (vv. 24-25), e la moglie di Lot trasformata in pilastro di sale (v. 26)

La prima scena è la più somigliante a quello di Abramo alla Quercia di Mamre.

[1] I due angeli arrivarono a Sodoma. O forse meglio i due messi/messaggeri per mantenere il senso etimologico (troppo spesso la nostra immagine di angeli è fin troppo condizionata dall’arte!).  Così come Abramo è all’ingresso della sua tenda, così Lot è all’ingresso della città.

[1-2] Non appena li ebbe visti, Lot si alzò. Lot qui accoglie a braccia aperte questi due stranieri, e offre loro tutti i segni dell’ospitalità. Nella mentalità medio-orientale (e non solo) l’accoglienza e la protezione dello straniero è segno importante di civiltà.

[3] Ma egli insistette tanto che vennero da lui. Per l’insistenza di Lot, questi forestieri vengono a casa sua, e sono ben accolti da Lot.


La seconda scena si segna per contrasto con l’accoglienza di Abramo e di Lot. La malvagità degli abitanti di Sodoma si esprime proprio in questo contrasto.

[4] Non si erano ancora coricati, quand’ecco gli uomini della città. Gli uomini sono accolto da Lot, stanno sotto la sua protezione, ma gli uomini della città hanno altre idee. Il versetto ci fa tutto l’elenco, sottolineando la partecipazione (e la malvagità) di tutti.

[5] “Dove sono quegli uomini … perché possiamo abusarne!”  A livello letterale, il testo parla di conoscerli – qui inteso in senso indubbiamente sessuale. Importante notare che qui si sta parlando di abuso e di stupro di massa, perciò la traduzione abusarne coglie in senso. Lo stupro come arma di umiliazione e abuso di poter è fin troppo ben conosciuta, fino ai tempi nostri, specialmente in contesti di guerra.

[8] “Sentite, io ho due figlie …”  Per noi, una scelta assolutamente inaccettabile e scandalosa, come se le sue figlie fossero spendibili. Purtroppo, riflette abbastanza lo status della donna in antichità (e spesso anche oggi) specialmente per la donna non sposata, subordinata al padre. Nel racconto, comunque, sottolinea quanto – per Lot – proteggere lo straniero in casa (“perché sono entrati all’ombra del mio tetto“) sia un dovere forte, tanto da proporre questo.

[9] “Quest’individuo è venuto qui come straniero e vuol fare il giudice!” La folla adesso si scatena contro lo stesso Lot. Lui pure in fondo è straniero. Chi crede di essere ad insegnare loro un po’ di civiltà?

[10] Allora dall’interno quegli uomini. Sono i due messi celesti che intervengono – anche in modo sopranaturale – salvando sia Lot, che le sue povere figlie.


Nella terza scena, i due uomini cercano di convincere Lot di partire. La lentezza con la quale Lot sembra reagire è difficile da capire. Solo intervenendo in modo più diretto tirano Lot fuori dai guai, ma anche qui sembra che lui fatiche a cogliere il rischio.

[12] “Chi hai ancora qui?” La scelta è chiara. Bisogna partire, portando con se i suoi.

[13] “il grido innalzato contro di loro davanti al Signore è grande e il Signore ci ha mandato a distruggerli”. Qui i due uomini si rivelano come messi dal cielo, con una missione di distruzione.

[15-19] Quando apparve l’alba, gli angeli fecero premura a Lot. Lot sembra comunque di faticare a seguire l’istruzione chiara di Dio attraverso i suoi messaggeri. Qui la cura diventa più immediata, quasi come con un bambino (“presero per mano lui, sua moglie e le sue due figlie“). Il testo ci ricorda anche come questo avviene per un grande atto di misericordia del Signore verso di lui [16].

[20-23] “Ecco quella città: è abbastanza vicina.”  Sì, può notare sia la fatica di Lot nel fare fino in fondo ciò che gli è chiesto, ma anche come nel racconto i messi di Dio gli vengono incontro, permettendo ciò che chiede.


Infine, nella quarta scena, con Lot ormai al sicuro assistiamo alla distruzione di Sodoma e Gomorra.

[24-25] quand’ecco il Signore fece piovere dal cielo sopra Sodoma e sopra Gomorra zolfo e fuoco provenienti dal Signore. L’origine della storia e di questi dettagli potrebbe essere benissimo il contesto geografico, molto ostile, nella zona del Mare Morto, ricco di minerale ma inospitale alla vita.

[26] Ora la moglie di Lot guardò indietro e divenne una statua di sale. Intorno al Mar Morto ci sono diversi pilastri di sale. Questo dettaglio è chiaramente etiologico.

 

Meditatio

Prima di fermarci a meditare, è bene rileggere il testo arricchito della diverse note. Poi ci fermiamo su alcune domande per la propria meditazione – a cui si possono aggiungere quelle che emergono dalla propria preghiera. Anche un brano abbastanza ostico come questo può portare ad una riflessione proficua ed una preghiera ricca.

  • La malvagità, di natura sua, porta delle conseguenze serie.
    • Dov’è che, nella mia vita, mi riconosco come partecipe – anche in modo sottili – di questa malvagità, di questa mancanza di giustizia, di questa oppressione, che porta – di natura sua – a maledizione?
    • Dov’è che – d’altro canto – sono vittima di ingiustizia?
  • Lot (come Abramo) accoglie questi uomini, che poi si rivelano messi celesti.
    • Sono aperto all’accoglienza dell’altro (forestiero, straniero) nella mia vita?
    • Apro i miei occhi per riconoscere i passaggio di Dio nella mia vita attraverso le persone – a volte le più inaspettate che incontro sulla mia strada?
  • Gli uomini di Sodoma non solo non accolgono ma vorrebbero abusare i forestieri.
    • Dov’è che – anche nel mia vita, e nel mondo a me immediatamente vicino – trovo uno spirito di non accoglienza dell’altro (dello straniero, dell’immigrato, del “diverso”, del povero, di quelli ai margini della società e della Chiesa …)?
    • Dov’è che sono complice di una cultura di abuso, di sfruttamento – spesso in modi sottili – attraverso le mie parole, le post che condivido sui social? Attraverso le mie pratiche di lavoro, le mie scelte etiche anche a livello economico?
  • La mia comunità (parrocchia, gruppo scout, etc.) cerca di mettere in pratica uno spirito di accoglienza? Quanto – concretamente – siamo accogliente delle persone ai margini della società e della Chiesa? Facciamo nostre le parole della lettera agli Ebrei (13,2: Non dimenticate l’ospitalità; alcuni, praticandola, hanno accolto degli angeli senza saperlo?

 

Oratio

Lascio che la mia riflessione apra alla preghiera, alla conversazione a tu per tu con il Signore (“come un amico con un amico”). Cos’è che vorrei portare a questa conversazione? Quale grazie vorrei chiedere? Quale richiesta di perdono? Cosa mi porta a lodarlo e ringraziarlo?

Mi metto anche in ascolto. Cosa sento che il Signore sta cercando di dire a me oggi? Quale parola di conforto? Quale parola di sfida profetica?

 

Contemplatio

Mi fermo poi, in silenzio, alla presenza del Signore. Non un silenzio vuoto, ma un silenzio ricco, come lo stare insieme tra amici, o tra amanti, senza dover parlare.

Concludo con un Padre Nostro.

One comment

  1. […] Aert de Gelder, Abramo e gli angeli. [Public domain: Wikimedia]Per la Lectio Divina di oggi, vorrei proporre l’incontro di Abramo con il Signore alle Querce di Mamre. È un brano che parla di accoglienza, e promessa. Come già notato nell’ultimo post, la scena a Mamre forma parte di un trittico di racconti, ed offre un chiaro contrasto con il terzo quadro, a Sodoma, proposto nell’ultima lectio (Sodoma: lo straniero in casa). […]