
Il vangelo che la Chiesa ci ha proposto ieri (XV Domenica Tempo Ordinario, Anno C) è uno di quelli gettonatissimi. Tutti avremmo ascoltato più e più volte la parabola che conosciamo come quella di Buon Samaritano, figura che diventare emblematica anche nel discorso popolare per la persona che agisce a favore del prossimo in modo disinteressato. Proprio per questo, è bello entrare più in profondità, di dedicare più tempo alla lettura e alla preghiera, per approfondire meglio questo brano di vangelo.
Se siete nuovi a questo sito, o alla Lectio Divina, vi raccomando di dare prima un’occhiata qui [clicca il link], per alcune indicazioni.
Lectio
Il primo passo di oggi momento di Lectio Divina è proprio la Lectio stessa, cioè una lettura tranquilla, attenta, senza fretta, del brano (Luca 10, 25-37). Potrebbe aiutare avere una copia cartacea, oppure potrete trovarla anche online [qui su bibbiaedu.it]. Il brano comincia dal versetto dieci.
Solo dopo una prima lettura del brano, vi propongo alcune note per aiutare la lettura.
[25] un dottore della Legge si alzò per metterlo alla prova. La domanda sul comandamento grande appare in tutti e tre i vangeli sinottici (Matteo-Marco-Luca), ma in Matteo e Marco, la domanda è posta a Gerusalemme, verso la fine del ministero di Gesù, prima della passione. Luca ha questo branco molto prima, e la domanda è posta in un contesto di discussione, di prova, quasi di sfida.
[25] Maestro, cosa devo fare … vita eterna? La domanda è assai semplice ed anche legittima. Qual è la chiave per ereditare la vita eterna?
[26] Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi? Gesù, invece di rispondere, gli rigira la domanda, forse perché coglie il tono sfidante. Quasi per dire: la Legge la conosci, no? Perché chiedi a me? In fondo, per un buon e pio ebreo, seguire la Legge (cioè la Parola di Dio, e ciò che Dio comanda) è il modo autentico per ereditare la vita eterna!
[27] “Amerai il Signore tuo Dio … e il tuo prossimo come te stesso.” Il dottore della legge risponde con i due comandamenti, uniti insieme. Il primo, che è anche l’atto di fede per un ebreo (lo Shema Israel, Deut 6,5), comanda l’amore verso Dio. Il secondo (Lv 19,18), comanda l’amore verso il prossimo. La tradizione ebraica già vedeva in questi due comandamenti una sintesi di tutta la legge.
[28] “Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai.” Gesù non è che propone altro. In fondo, amare Dio ed il prossimo offre la chiave di lettura alla vita!
[29] Ma quello, volendo giustificarsi. Il dottore della legge, però, non è contento. Questo sottolinea il senso di volere mettere alla prova.
[29] “E chi è mio prossimo?” La domanda è interessante. Il comandamento di Levitico 19,18 — ama il tuo prossimo come te stesso — intende per prossimo piuttosto quelli del proprio popolo, non l’altro, lo straniero, il diverso, il nemico.
[30] Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico ... Gesù, allora propone una parabola, una storia, un esempio per aprire meglio la conversazione. La strada di cui parla esiste tuttora (ormai una via secondaria), e dopo Betania, passa per un lungo tratto nel deserto, dove era facile essere esposto a briganti.
[30] lasciandolo mezzo morto. Questo tale, oltre ad essere derubato, viene percosso a sangue. Il dettaglio che lo lasciarono mezzo morto è importante per il resto della lettura, come vedremo.
[31] un sacerdote scendeva … passò oltre. A noi, fuori dal contesto ebraico è facile giudicare questo come mancanza di compassione. Un uditore ebreo coglie una problema in più! Al sacerdote è severamente proibito avere contatto con i morti, non può incorrere l’impurità di contatto con i defunti se non per la famiglia più stretta (genitori, figli, moglie, fratello, e sorella non sposata). Si vede che, quando lo vide, lo dà per morto (non solo mezzo morto). La lettura ebraica, però, sempre permette di andare contro la legge se per salvare una vita (cosiddetto pikuach nefesh): e se invece di mezzo morto, gli venisse il dubbio che fosse mezzo vivo?
[32] Anche un levita … Il levita agisce nello stesso modo, probabilmente, di nuovo per evitare l’impurità rituale dal morto. Il levita, però, sarebbe meno vincolato del sacerdote. Probabilmente, Gesù vuole solo sottolineare quello che fa il sacerdote, con un parallelo del levita.
[33] Invece un Samaritano … ne ebbe compassione. Gesù non sceglie una persona qualsiasi. Tra ebrei e samaritani non correva buon sangue. Gli Asmonei (famiglia sacerdotale, che regnò su Israele prima dell’arrivo dei romani) avevano distrutto il tempio dei Samaritani al Monte Garizim. Nella migliore delle ipotesi, tra i due gruppi correva una diffidenza totale. Ma Gesù lascia che sia proprio un samaritano, l’altro, quello di cui ci si diffida, ad avere compassione.
[34] Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite (etc.). La compassione poi, non è solo sentimento. Si traduce in azione. Non posso amare il prossimo, guardandolo da lontano. Ma avvicinandosi, e prendendo cura.
[36] Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo? La domanda di Gesù, e la risposta del dottore della Legge, è quasi scontata. Ma serve, serve a permettere di riconoscere il senso del secondo comandamento. E facendo del Samaritano il prossimo, Gesù amplia il senso del comandamento: non serve solo amare i vicini di casa, i miei amici, quelli che mi stanno comodi, quelli del mio popolo. Ma tutti. Sì, anche il Samaritano di cui non mi fido.
[37] Va’ e anche tu fa’ così. Il racconto conclude con un comando. La parabola non è solo un bel racconto, ma una indicazione concreta di come vivere la vita.
Prima di passare oltre, vi invito a rileggere il brano, con calma, arricchito da questi spunti.
Meditatio
Dopo la lettura attenta del brano, passiamo alla meditatio, alla riflessione sul brano, sempre nel contesto di preghiera. Com’è che questo brano parla a me oggi.
Per essere chiari da subito. Gesù non sta contrastando il vangelo con l’ebraismo. Non sta criticando il sacerdote ed il levita in sé. Ricordiamoci che nella prima parte, di fatto, quello che Gesù propone è radicato completamente nella tradizione ebraica. Quello che fa Gesù è di permettere una riflessione, che ci aiuta a capire come interpretare, come rileggere, come applicare i comandi di Dio!
Vi invito a considerare queste domande per la vostra riflessione, con la libertà di aggiungere altre che emergono dalla vostra lettura e dalla vostra preghiera.
- Il sacerdote (ed il levita) vanno oltre, applicando molto alla lettera il comando di Dio. Dov’è che a volte, applicando in modo rigido la mia vita di fede, diventa qualcosa che mi blocca dall’avvicinare l’altro? Dov’è che davanti all’altro mezzo morto, lo do già per spacciato, ed allora non mi avvicino?
- D’altro verso, dov’è che io sono invitato ad applicare il principio della pikuach nefesh — del salvare una vita (e non solo in senso fisico) — che mi sta sfidando ad andare oltre gli schemi, anche schemi buoni, utili, addirittura santi? Dov’è che sono chiamato ad avvicinarmi all’altro con amore, disposto a vedere il mezzo vivo invece del mezzo morto?
- Chi sono i “samaritani” della mia vita? Chi sono quelli che sono l’altro, il diverso? Quelli per i quali Gesù mi sta sfidando a vedere come il mio prossimo?
- Chi sono le persone che nella mia vita, proprio nei momenti dove io mi sentito percosso a sangue, e lasciato per mezzo morte, che si sono avvicinati? Quelli che con me hanno agito come il buon samaritano?
- Dov’è che ho agito come il buon samaritano con gli altri? Specialmente con chi è fuori dal mio giro, dalla mia cerchia, dalla mia zona di comfort?
- Dopo tutto questo brano, come leggo e rileggo in modo concreto il duplice comando dell’amore verso Dio e verso il mio prossimo?
ORATIO
Lascia poi che queste domande e questa riflessione, sfoci in preghiera. In conversazione con il Signore, come un amico parla con un amico. Cosa vorresti dire al Signore? Cosa senti — nell’intimo del tuo cuore — che il Signore sta cercando di dire a te?
- Quale domande, quale intenzioni, quale grazia vorresti chiedere al Signore?
- Dov’è forse che sento il bisogno di chiedere perdono? Di trovare riconciliazione con me stesso, con gli altri, e con Dio?
- Per cosa vorrei ringraziare il Signore? Per quali doni, quali grazie, ricevute?
- In che modo vorrei esprime anche la mia lode?
Importante coltivare una grande libertà in questa conversazione, con grande fiducia che lo Spirito è operante in noi, ed in mezzo a noi.
Contemplatio
In fine, mi fermo alla presenza del Signore. Forse questo momento è il più difficile da spiegare.
Ad un certo punto trovo che le parole cessano, e rimane solo la presenza. Un presenza feconda, una presenza ricca, come quando due amici godono semplicemente dallo stare insieme, come due innamorati non hanno più bisogno di parole, ma stanno semplicemente insieme.
Concludo, poi, con la preghiera Anima Christi.
Anima di Cristo, santificami.
Corpo di Cristo, salvami.
Sangue di Cristo, inebriami.
Acqua del costato di Cristo, lavami.
Passione di Cristo, confortami.
O buon Gesù, ascoltami.
Dentro le tue piaghe, nascondimi.
Non permettere che io mi separi da te.
Dal nemico maligno, difendimi.
Nell’ora della mia morte, chiamami.
Fa’ che io venga a te per lodarti
con tutti i santi nei secoli dei secoli.
Amen.
grazie, Joseph
un caro abbraccio
don Mauro
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